VINCERE IL PRIMO TORNEO A QUARANTAQUATTRO ANNI
Ovvero: era quasi ora…
Al compimento dei quarant’anni, scatta per molti una piccola crisi che può portare ad azioni più o meno discutibili: fra le più famose e “classiche” comprarsi la moto o la spider, provvedersi di un’amante... Nel mio caso, ho scelto una via meno battuta anche se non molto più economica: sono tornato a tirare di scherma.
Avendo smesso nel 1983, a 19 anni, per motivi di lavoro e di studio, non è stato facile nella primavera del 2006 rimettersi in condizioni fisiche accettabili e superare un certo imbarazzo nel tornare in sala con grande fatica in mezzo ai ragazzini (e con qualche “pezzo da museo” nell’equipaggiamento). Fondamentale il ruolo del Circolo Scherma La Spezia, con il suo ambiente entusiastico e cordiale, con il suo eccellente supporto tecnico e organizzativo.
Siccome bisogna sempre guardare avanti e porsi continuamente degli obiettivi nuovi e perseguibili, sono riuscito a tornare a gareggiare a fine stagione 2005/2006 nella spada, la mia arma da sempre. Però, dato che nel 2007 sarebbero scaduti i 30 anni dall’ultima gara di fioretto, ho ritenuto opportuno riprendere in mano quest’arma e vedere cosa ero ancora in grado di fare. E la sciabola? Con le nuove regole e l’elettrificazione mi sembrava un po’ meno lontana dalla mia portata e così ci ho provato nel 2008, tanto per non farmi mancare nulla.
Infine, mi mancava un’esperienza al’estero. Durante l’estate dei problemi fisici avevano messo in dubbio la prosecuzione dell’attività agonistica; mi sono dunque posto come obiettivo per il 2008/2009, qualora ottenuta l’idoneità, di partecipare ad un torneo internazionale.
Superati i problemi medici, restava da scegliere il torneo. Il più allettante era senza dubbio il “Levi open”, la gara di scherma più a nord del mondo, in pieno polo nord nella Lapponia finlandese. A iscrizione già fatta, ma per fortuna a biglietto aereo ancora da pagare, l’imprevisto sotto forma di influenza e la conseguente rinuncia. La scelta di ripiego è stata verso il torneo master internazionale in memoria di Otto Sokopp, a Vienna il 21 febbraio 2009. Scelta motivata dalla relativa facilità del viaggio, dall’interesse turistico, e, non lo nego, dalla prospettiva di evitare una gara troppo impegnativa sia numericamente che qualitativamente (come quelle del circuito master francese ed anche quella nazionale programmata a Siena negli stessi giorni).
In effetti il dubbio più grosso che ho dovuto risolvere è stato se andare alla gara master di Siena, certamente più impegnativa sia tecnicamente che numericamente ma “di routine”, o se privilegiare la partecipazione ad una gara sulla carta più “facile” (se nella scherma esistono gare facili) ma con il fascino della gara internazionale e con la prospettiva di essere probabilmente l’unico rappresentante dell’Italia. Ho potuto sgravare la coscienza considerando che nelle mie due vite schermistiche (quella da teen-ager e quella da uomo di mezza età) non mi sono mai tirato indietro dal partecipare a gare per me impossibili delle varie categorie e campionati, rimediando con sportivissima serenità in miei onesti 5 a 0 da gente che per la differenza di età poteva essere mio padre o mio figlio in tutte le pedane d’Italia, da Novara 1981 (campionato italiano Giovani) a Foggia 2008 (seconda prova qualificazione nazionale)… Credo che sia attribuibile a Trapattoni la frase “bisogna andare con un sacco per darle ed un sacco per prenderle” ed io l’ho sempre applicata. Perciò ho comprato il mio biglietto aereo e sono partito per Vienna con i due suddetti sacchi, sperando per una volta di riempire quello giusto.
Ho avuto fortuna ed ho infatti vinto il torneo di spada, categorie accorpate trentenni e quarantenni, con 16 partecipanti provenienti da Austria, Germania, Repubblica Ceca e Spagna. Per fortuna mi sono tolto il pensiero delle mie solite “dormite” nel girone, dove sono riuscito a perdere tre assalti su sette, tutti per 5 a 4, e vincerne due in rimonta anch’essi 5 a 4. Le eliminazioni dirette sono state una marcia trionfale, finale compresa; unico grave ostacolo il tedesco incontrato in semifinale, particolarmente aggressivo e riottoso, che sono riuscito a rimontare con fatica sul 13 pari, per poi mettere le due stoccate decisive con maggiore scioltezza.
Il torneo di fioretto ha visto 18 partecipanti (da Austria e Repubblica Ceca in misura quasi pari), accorpando in unica gara le categorie dai trentenni ai sessantenni ed oltre. Qui però, sia per miei limiti tecnici, sia per la stanchezza fisica che soprattutto per l’appagamento mentale, sono riuscito a superare solo il primo turno di eliminazione diretta, sconfitto nei quarti da un cèco più anziano ma estremamente motivato e sostenuto dal rumoroso tifo del folto gruppo dei suoi connazionali (simpatica comitiva con al seguito mogli, figli, e soprattutto tanta birra). Comunque un ottavo posto assoluto e secondo nella categoria quarantenni (con un’altra medaglia da portare a casa) sono stati un buon coronamento per una lunga giornata di scherma iniziata alla dieci del mattino e terminata a alle otto di sera in un’affascinante Vienna coperta di neve …